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Lo spettacolo musicale religioso per l’evangelizzazione della gente e dei giovani

31/05/2010

Lo spettacolo musicale religioso per l’evangelizzazione della gente e dei giovani

 

Lo spettacolo musicale religioso per l’evangelizzazione della gente e dei giovani
 
Sono P. João Carlos, dal Brasile. Sono sacerdote salesiano, compositore e cantore di musica religiosa. Ho appena concluso il mio servizio di animazione come Ispettore dell’Ispettoria di Recife (BRE).
 
            Sono tante e diverse le iniziative che il mondo salesiano ha suscitato per evangelizzare i giovani. Il coordinatore di questo evento ha ritenuto interessante che condividessi con voi la mia esperienza nel campo musicale.
            La musica è sempre stata un campo fertile dell’attività educativa e pastorale salesiana. Lo stesso don Bosco ha composto musiche per i suoi giovani, organizzato bande di musica, il canto corale e, specialmente, la musica liturgica. I primi salesiani hanno intuito molto bene l’importanza della musica nel processo formativo dei giovani. Tra noi si dice abitualmente che: “una casa salesiana senza musica è come un corpo senza anima”.
 
           
Spettacolo di musica religiosa?
            Quando, dodicenne, sono entrato nell’aspirantato, ho capito l’importanza che i salesiani davano alla musica nel loro ambiente educativo. Ho vissuto la mia adolescenza in un ambiente salesiano fatto di pietà, di sport, di studio serio, di vita in cortile, di passeggiate, di celebrazioni festive, di musica. La musica era una componente importante, molto valorizzata e coltivata.
            Ho incominciato a comporre le prime musiche quando ero ancora aspirante. Nelle fasi di formazione ho potuto perfezionare questa tendenza innata. Ordinato sacerdote e già in piena attività componevo e cantavo nelle varie comunità ecclesiali ove esercitavo il mio sacerdozio. Fu quando le Paoline (Pia Società di San Paolo) mi invitarono ad offrire al pubblico il mio messaggio con la pubblicazione di un LP che divenne il mio primo album distribuito nelle librerie delle Paoline in tutto il Brasile. All’inizio, io non facevo ancora uno show: facevo solo conoscere le musiche da me prodotte. La gente, però, mi chiedeva di presentare un vero spettacolo [come già facevano alcuni preti usando questo mezzo per evangelizzare] . Due anni dopo preparai un secondo album che fu subito trasformato in CD. A questo punto, organizzai un complesso musicale con un gruppo di giovani delle varie comunità con cui lavoravo. E così spuntò il momento di abbinare il CD con uno show.
            A fine anno 2009 avevo già realizzato 1500 spettacoli. Negli ultimi anni, anche perché come Ispettore mi mancava il tempo materiale, dovetti ridurre il ritmo degli spettacoli. Però con la comprensione dei superiori e dei confratelli continuai anche questo lavoro.
            All’inizio, ci capitava di partecipare insieme ad altri complessi non religiosi; ben presto ci accorgemmo di molte difficoltà, come ad esempio, non poter usufruire appieno lo spazio necessario, la qualità poco soddisfacente della parte sonora o dovevamo lavorare con strutture che non facilitavano la prossimità con gli spettatori… 
Costruimmo un palco mobile, autotrasportato per permetterci una maggior agilità e qualità degli spettacoli. Era praticamente un camion che si trasformava in palco. Il progetto fu eseguito da una ditta di São Paulo che lavora con macchine pesanti.
            Questo palco ci permise una maggior agilità nei vari spostamenti e una qualità migliore nei nostri spettacoli dato che tutto il materiale necessario, gli altoparlanti, gli spot per l’illuminazione, i mega-schermi, una libreria e lo studio tecnico si trova già montato. Per il trasporto dei musici e tecnici utilizzavamo un micro-bus.
            All’inizio i componenti del complesso erano giovani delle comunità ecclesiali ove lavoravo, a Caetés (Abreu e Lima). A poco a poco, e a misura che i nostri impegni diventavano sempre più numerosi, il gruppo si preparò per un lavoro professionale ad alto livello. Il mio lavoro pastorale prese un respiro molto più ampio in tutto il territorio nazionale; mi feci presente nei mezzi di comunicazione sociale, specialmente attraverso un programma quotidiano radiofonico e partecipando a vari programmi televisivi in scala nazionale.
 
 
Cosa c’è di salesiano in questa esperienza?
 
1.                  Un nuovo linguaggio
C’è anzitutto il tentativo di avvicinarsi alla gente semplice e ai giovani con un linguaggio accessibile e che al tempo stesso li  coinvolga Lo show è un linguaggio, una forma di comunicazione che utilizza l’arte musicale e il teatro come veicolo di un messaggio. Si tratta di un genere conosciuto e valorizzato che fa uso di musica, luci, scenari, immagini e risveglia sentimenti, attraendo completamente il pubblico. Questo genere di spettacolo può essere visto come un avvicinamento amico e cordiale dell’educatore con le persone. È il primo passo che il salesiano è sempre disposto a dare in forma simpatica e accogliente quando si trova a contatto con i giovani e la gente semplice.
 
2.                  Un impegno chiaramente evangelizzatore
In secondo luogo, scopro il valore salesiano di questa esperienza nel messaggio che è      proclamato. Nei canti e nelle brevi parole di introduzione parlo di un Dio che ci ama  e della nostra risposta cristiana di fede. Evidentemente, cerco di fare un cammino pedagogico, senza forzature cominciando con canzoni più “aperte”, portando a poco a poco il pubblico verso tematiche sempre più di impronta religiosa. Desidero suscitare un senso di maggior attaccamento alla fede, più amore alla Chiesa, un cuore più generoso e amico con tutti. Lavoro sul palco perché il messaggio arrivi ai cuori, senza imposizioni, senza dicotomie, evitando ogni forma di divismo. Il risultato è molto vario, ma come minimo riesco a trasmettere che la vita cristiana è bella, che la Chiesa bisogna amarla anche se imperfetta. A volte si raggiungono altri risultati: la preghiera, il desiderio di cambiar vita, un’intensa gioia per l’incontro con Dio.
 
 
3.      Un’attenzione pedagogica
      In terzo luogo, sono convinto che questa esperienza sviluppa qualcosa di salesiano per il suo aspetto pedagogico. Salendo sul palco, la prima preoccupazione è quella di diventare prossimo degli altri (cantore e strumentalisti), avvicinarmi fisicamente al pubblico, stimolare l’integrazione dei presenti. Incomincio sempre con qualche canzone che possa unire, per dare a tutti il benvenuto, in seguito suggerisco un saluto reciproco, presento individualmente gli strumentalisti. Questi elementi servono a creare la grande assemblea, una Chiesa in miniatura se vogliamo, ma una vera esperienza di comunità cristiana. Confesso che questo momento non sempre è facile, ma senza questo aspetto lo spettacolo si riduce solo ad uno show (solo per essere visto), quando invece potrebbe essere un incontro di persone che vivono la stessa fede. Nel corso dello spettacolo, le musiche si soffermano sull’incontro con Dio, sull’ascolto della Parola, parlano di conversione, di amore al prossimo… Sono canzoni, gesti e commenti che si succedono. Per non perdere il ritmo del coinvolgimento canto anche canzoni di altri autori quelle che favoriscono una partecipazione ancor maggiore da parte del pubblico nella misura in cui sono musiche note e motivi conosciuti. Non posso perdere di vista altre situazioni, come segni di stanchezza, dispersione o abbandono. In questi casi metto mano ad alcuni giochi di massa o canto una musica che va per la maggiore. In genere, dopo due ore di spettacolo possiamo ancora contare con un pubblico numeroso e le persone sono invitate ad un momento di preghiera o di lode al Signore.
Perché il messaggio possa continuare ad essere ascoltato e visto anche dopo, mettiamo a disposizione il nostro sito elettronico e facilitiamo la vendita di CD, DVD e libri che ho scritto, a prezzi popolari e offerti in vari posti di vendita durante lo spettacolo.
Posso affermare che lo SHOW DI MUSICA RELIGIOSA che sto portando aventi in Brasile vuole essere un’esperienza accanto ai giovani ed alla gente semplice. Con il nostro spettacolo cerchiamo di servire salesianamente la missione della Chiesa, con un nuovo linguaggio, una esplicita preoccupazione pedagogica ed un chiaro impegno evangelizzatore.

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